“I Beatles??Sono quelli che suonano nella stanza affianco…”
(Le Interviste Impossibili VOL I – Paul McCartney)
La sede della Mlp sembra quasi una cattedrale nel deserto.
Il verde che entra dalle finestre stona con il ticchettio delle tastiere dei computer e con la musica diffusa a volume impressionante.
Siamo qui per un motivo ben preciso: l’uscita, in contemporanea mondiale, della riedizione 2003 di Let It Be, l’ultimo album ufficiale dei Beatles da sempre osteggiato da McCartney a causa della produzione troppo levigata di Phil Spector.
Arrivo all’ultimo piano dell’edificio e sotto una specie di gazebo, protetto come neanche il quartier generale della C.I.A. c’è proprio McCartney intento ad armeggiare con pasticcini ed una tazza di tè.
Appena mi annunciano, Sir Paul, il mito vivente, si alza in piedi ed incomincia a blaterare in italiano parole come: “Ammore, Roma, Fellini” , un po’ imbarazzato gli stringo la mano ( che una volta finita l’intervista metterò all’asta su eBay, categoria: memorabilia) e dopo brevi convenevoli mi siedo ed accendo il registratore.
Inaspettatamente la prima domanda la fa lui a me:
“Ha ascoltato Let It Be Naked? Cosa ne pensa?”
Si, ho passato tutto il viaggio in aereo a mettere a confronto la nuova edizione con quella originale del 1970, ho scritto su un foglietto tutti i cambiamenti che ho notato e devo ammettere che il disco suona effettivamente molto meglio così, anche se trovo il tutto frutto di un operazione abbastanza discutibile.
“Discutibile, dice? Io penso che Spector avesse fatto un lavoro pessimo, addolcendo oltre ogni misura canzoni che erano state composte per essere suonate ‘plug and play’ in sala prove. Questa operazione riporta ‘Let It Be’ alla sua natura originaria. Erano anni che spingevo perché questo ‘remix’ venisse realizzato. Finalmente i tempi erano maturi, gli altri erano tutti d’accordo con me.”
Anche Yoko Ono? Mi sembra che Lennon si sia sempre opposto con veemenza alle sue critiche alla produzione di Phil Spector, giusto?
“Spector è stato uno dei più grandi produttori di sempre, ma aveva bisogno di essere ‘tenuto a freno’ (alza leggermente la voce n.d.i), i Beatles si erano praticamente disintegrati nessuno aveva voglia di stare in studio a finire l’album, così Lennon ha chiamato Spector sapendo benissimo che questo mi avrebbe infastidito non poco. Per quanto riguarda Yoko Ono, beh…(storce vistosamente il naso n.d.i.)”
(Cerco di riportare la calma)
Scusi, non le ho ancora chiesto come posso chiamarla: Mr. McCartney, Sir, Paul?
“Se vuole può chiamarmi…William!!! (accenna un sorriso, sta ovviamente scherzando n.d.i.)”
Mr. McCartney, stavamo dicendo…
“Ma quale McCartney, io sono William, Willam Campbell!!! (grida, visibilmente alterato n.d.i.). Paul McCartney, pace all’anima sua, è morto il 9 Novembre del 1966, in un incidente stradale.
Io ero solo il garzone del latte che ogni mattina faceva le consegne a casa di John Lennon. Un giorno arrivo, suono il campanello e mi ritrovo davanti Harrison sconvolto e visibilmente alterato. Nel salone c’erano i Beatles al gran completo, con tutti i loro avvocati e le loro compagne schierate in parata.
Al centro c’era questo David Pilgrim, la vera eminenza grigia del gruppo, l’autore di tutti i testi (??? n.d.i.) delle canzoni, era in piedi al centro e non si dava pace.
Ad un certo punto incomincia a blaterare che McCartney era stato un coglione a prendere l’auto completamente strafatto ed imboccare l’autostrada a quella velocità era un gesto veramente da folle.
Diceva che era stato uno stupido e che se l’era cercata ed ora metteva tutti loro nei guai, poiché avevano appena firmato un contratto imponente e c’era Sgt. Pepper da lanciare sul mercato.
Mentre erano tutti lì in preda ad attacchi di panico, io non sapevo che fare, mi ritrovavo nel mezzo con i miei cartoni del latte in mano, un sacco di consegne da portare al termine e John Lennon non mi aveva ancora dato una sterlina.
Mentre mi avvicinavo a lui per chiedere i soldi, questo David Pilgrim mi fissa ed incomincia ad urlare di avere un idea geniale.
Passa un’ora e mi ritrovo a firmare un contratto dove dichiaravo che per dieci milioni di dollari accettavo di sostituirmi a Paul McCartney e che se mai avessi tentato di spifferare il mio segreto sarei stato obbligato a versare una penale pari al quintuplo della somma pattuita. E’ cominciata così una vita di inferno, ho dovuto subire circa quaranta interventi di plastica facciale (ecco il perché dell’amicizia con Micheal Jackson n.d.i. ). Per fortuna non c’è stato bisogno che imparassi a suonare il basso, d’altronde neanche Ringo Starr ha mai imparato a suonare la batteria: in studio faceva tutto George Harrison e le canzoni le scrivevano Pilgrim e Lennon.
Per paura che li tradissi mi fecero pedinare da una ex agente della Spectre: Linda Eastman, che si è spacciata per mia moglie e mi è stata col fiato sul collo fino a che non l’ho…ehm…fino a che il cancro non se l’è portata via.
Finalmente ora sono io che posso comandare, posso togliermi delle soddisfazioni e far suonare queste benedette canzoni dei Beatles come meglio desidero. D’altronde io ho sempre preferito i Rolling Stones e poi…”
McCartney/William Campbell non riesce neanche a finire la frase che arrivano quattro energumeni:lo circindano, lo gettano a terra e tentano di immobilizzarlo.
Lo stordiscono con un tranquillante e lo portano via. Un leccapiedi di David Pilgrim mi costringe a firmare un contratto dove giuro e spergiuro di non rivelare ad anima viva il frutto di questa mia chiacchierata con McCartney.
Vengo scaraventato in un taxi e spedito come un pacco postale all’aeroporto, prima di imbarcarmi trovo un biglietto in tasca: “Un ultima cosa: sono un grande fan di Morgan dei Bluvertigo.”
Firmato: William Campbell…
